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  lino Mai avrei pensato di chiamarmi Lino!
 
Diario
 



24 febbraio 2006

E facciamo anche questa...

sette cose che vorrei fare prima di morire

1 – Andare a zonzo in barca a vela per il mediterraneo

2 – Finire tutti i libri che ho iniziato e piantato lì

3 – Finire il puzzle da diverse migliaia di pezzi che mi ha regalato billo due o tre anni fa

4 – Tornare ad essere un buon centravanti

5 – Vedere le costellazioni australi

6 – Suonare il basso come Jaco Pastorius

7 – Festeggiare il mio centesimo compleanno

 

Sette cose che non posso fare

1 – Darla a bere

1bis – Il televenditore

2 – Il barzalettiere

3 – Mangiare le arance

4 – Il chirurgo

5 – Buttarmi con l’elastico dalle gru

6 – Guardare “Un posto al sole”, se non legato ad una sedia

7 – Ascoltare Baglioni, se non legato ad una sedia  

 

sette cose che mi piacciono nel bloggare

1 – Poterlo non fare se non mi va

2 – Poterlo fare se mi va

3 – Poter decidere che tre cose sono più che sufficienti

 

sette cose che dico spesso

1 – “Sto arrivaandoooo!!!” (perché c’è qualcuno di mia conoscenza che non ha pazienza)

2 – “Sono in bagno!!!”  (come sopra)

3 – “Puoi ben dirlo!!!”

4 – “Che beleza!”

5 – “E’fatta. Prepara i cavalli.” (Citazione cinematografica)

6 – “E’ un fallimento”

7 – “Soccia!”

 

sette libri che mi sono piaciuti

1 – Mar morto (J.Amado)

2 – Aspetta primavera Bandini (J.Fante)

3 – Cuore di tenebra (J.Conrad)

4 – La vera storia del pirata Long John Silver (B.Larsson)

5 – Sulla strada (J.Kerouac)

6 – Avere e non avere (E.Hemingway)

7 – Dune (F.Herbert)

 

sette film che rivedo volentieri

1 – Lo chiamavano Trinità

2 – Blade Runner

3 – Per qualche dollaro in più

4 – Alien

5 – Il grande Lebowski

6 – Prima di mezzanotte

7 – Fandango

 




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19 febbraio 2006

Pais Tropical 2

Quelli di Via Torino

Quando avevo 8 anni c’erano tre cose di cui avevo una folle paura: l’uomo nero, che alcuni anni prima, in piena notte, avevo visto roteare in aria nella mia cameretta dopo essere uscito da un’anta dell’armadio, i francobolli con la droga dietro, e quelli di via Torino.

Adesso la zona in cui abitavo è una zona pseudo-residenziale prossima al centro, ma venti anni fa era quasi l’ultima periferia della città. Solo campi e pochi recenti palazzi dopo il Pontevecchio, che non è quello di Firenze sull’Arno, ma in un certo modo è in relazione con questo, visto che sopra ci passa il treno che da Firenze arriva o che a Firenze va, mentre sotto ci passa la via Emilia che spacca Bologna in due correndo da est a ovest.

Non era l’ultima periferia della città, ma solo la penultima. L’ultima era la cosiddetta zona di Via Torino. Questa zona, che in realtà era costituita da tante vie con nomi di città e regioni, era una zona di case popolari abitate da laboriose ma poco agiate famiglie, in gran parte provenienti dal meridione. Immigrati, si diceva allora. Pochi mezzi, povertà, insoddisfazione, malcontento. Probabilmente la difficoltà di inserimento nella realtà di una città che solo nell’immaginario  è aperta. Una fucina di odio, rancore e rabbia questo agglomerato di periferia. Diciamolo pure, un piccolo Bronx.

Il parchetto della Lunetta Gamberini si collocava tra la mia via e il gruppo di case di via Torino e dintorni, ciononostante non era frequente incontrare i ragazzi del Bronx al parco. Loro non amavano il verde del parchetto, preferivano marcire sul loro cemento. Ma alle volte scorazzavano come barbari alla ricerca di un diversivo. Quando arrivavano si spargeva subito la voce: “ci sono quelli di Via Torino!”. Ed era il finimondo.

Lo scopo delle loro scorribande era duplice: terrorizzare i gruppi di ragazzetti tranquilli e nella loro idea agiati e viziati, come eravamo io e i miei amici, oppure trovare da dire con i gruppi di ragazzetti meno tranquilli di altre zone. Un giorno memorabile corse voce che la banda di Via Torino e quella del Pilastro (un altro quartierino niente male situato un paio di chilometri a nord, e salito alla ribalta nazionale per via dell’omonima strage compiuta dalla banda della Uno Bianca) si sarebbero dovute scontrare alla “O”, nel piccolo Luna Park momentaneamente alloggiato lì. La “O” è una parte del parco di forma pressoché circolare attorno al cui perimetro corre una stradina asfaltata. Al centro della O era stato temporaneamente allestito un piccolo luna park, con autoscontri e pochi altri giochi. Le due teppaglie si scontrarono davvero. Anzi, per la precisione si incontrarono. L’aria era davvero tesa, e i due gruppi si guardavano molto in cagnesco. E noi, nascosti tra i cespugli, ci godevamo la scena, pronti a vedere lo scontro come in un film. Ma non successe nulla. Dopo una serie di urla terrificanti e lanci di insulti che non avevo mai sentito, e che sembrava dovessero preludere ad un massacro, se ne andarono tutti, con grande calma, un gruppo da una parte e uno dall’altra.

Molto più pericolosa per noi ragazzetti tranquilli era la nuova guardia. I piccoli teppisti che venivano a fare allenamento. Forti di una cattiveria a mio parere innata e gratuita e soprattutto della minaccia di chiamare i pericolosi “fratelli maggiori”, questi cinnazzi imperversavano pericolosamente. Un pomeriggio mentre io e il mio amico Daniele scorrazzavamo allegramente in bicicletta (io con la mia bici rossa da cross, con cambio a tre marce, e il mio compare con la mitica Graziella bordeaux di sua sorella) vediamo all’orizzonte due elementi sospetti. Avevano una faccia veramente malvagia cazzo! Si vedeva fin da lontano che avevano in mente qualcosa di infame. Ma se avessimo invertito la nostra marcia era più che ovvio che ci avrebbero dato la caccia per tutto il parco, e ce le avrebbero suonate. Allora tirammo dritti sperando che si facessero i fatti loro. E invece no. Sti due bastardi, appena gli passiamo di fianco, tirano una spinta al mio pedalante amico che fa un gran volo fin in mezzo al campo e rischia di rompersi una gamba. Poi raccolgono rapidamente la sua bicicletta da terra e filano via, uno ai pedali e l’altro in piedi dietro, sul classico portapacchi. Ma non si sono defilati, hanno continuato a girare nel parco con la sua bicicletta per tutto il pomeriggio, finché stanchi, verso sera, l’hanno abbandonata.

Un’altra volta uno di sti piccoli maledetti escrementi della società mi si avvicina mentre cammino per i fatti miei. Mi da una spinta e poi inizia a insultarmi. Voleva venire alle mani, ovviamente. “Che cazzo spingi!” mi dice dopo avermi spinto lui, e poi mi colpiva in mezzo la petto con quelle dita luride della merda che lui stesso era. “Eh!? Che cazzo vuoi?” continuava. “Niente” e che dovevo dire? era piccoletto ma pieno di fratelli grandi e criminosi. Dopo un paio di altre spinte mi sputa sui piedi, e siccome non gli davo soddisfazione se ne va per la sua strada. E per me l’unica soluzione era almeno per quel pomeriggio non farmi vedere in giro, anche se non avevo fatto nulla.

La cosa brutta di questi incontri era che alla fine rimaneva sempre quella sensazione di essersi compromessi a vita, di essere definitivamente spacciati: avevi offeso uno di via Torino, in un qualche modo che non riuscivi a capire, e allora eri finito, spacciato, ti avrebbero seguito e costantemente reso la vita un inferno. In realtà non era così, o forse avrebbe potuto esserlo la volta che reagivi, ma loro ogni giorno se la prendevano con chi capitava, per soddisfare la loro merdosa voglia di umiliare qualcuno e picchiarlo se capitava. Bulletti da strapazzo, cagate di cane.

Ora ho l’impressione che i famosi fratelli grandi non si sarebbero facilmente scomodati per così poco, che magari loro stessi avrebbero strigliato i loro fratellini per la loro insulsa cazzonaggine, mentre lo spaccio della droga e i furti di autoradio erano le cose che veramente contavano per loro.

L’ultima immagine che ho di questi reietti della società è un fotogramma impresso nella mia memoria, visto dalla finestra di camera mia quando ormai avevo 16 anni. Il padre di Ivan, un altro amico mio, che ghermisce un badile verso un certo numero di questi maledetti, e un buon numero di vecchi del bar a dargli manforte. Anche mio padre, che scaricava casse da mezzo quintale per otto-dieci ore al giorno, prese rapidamente le scale per contribuire. Non ho mai saputo come fosse cominciato l’alterco ma a quanto pare era una specie di ribellione dell’intera via contro questi cresciutelli bulletti sconfinanti, che effettivamente da allora non ci hanno più dato fastidio, un po’ perché crescendo pure io sono uscito dal loro target, un po’ perché anche via Torino ormai non è più ultima periferia, ma è quasi una zona del centro.




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18 gennaio 2006

Pais Tropical - Ovvero: non c'è mica bisogno di andare tanto in là! - 1

Nociforo e Maver ovvero il Berretto di Marchino

— C’era una volta...
— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
— No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno...E Nociforo me lo avrebbe dato volentieri sulla testa.

Nociforo era un ragazzetto del genere bulletto, che traeva la sua forza dal fatto di essere stato bocciato in un qualche periodo della sua vita e quindi di essere di un annetto più grande di me e dei miei amici. A dodici anni si sente la differenza, è tangibile. E il robusto Nociforo usava la sua forza per tormentarci.

Nociforo si accompagnava ad un piccolo ma taraghigno individuo, tal Maver, dalla testa rasata poichè appartenente già in quella tenera età al movimento Skin Head che serpeggiava nella fascia destrorsa degli ultras del Bologna F.C., quell'anno in serie B come ora ma in procinto di promozione e quindi, non come oggi, con grande seguito di pubblico di tutte le età e di tutti i tipi.

I due bulletti si divertivano a tormentarci, ma in maniera per la verità non cattiva, al massimo potevano arrivare a lanciare nella nostra direzione un petardello, un "raudo", magari infilato dentro ad una bottiglietta di diluente per correttore (una piccola molotov ma in genere innocua). Oppure ci rincorrevano gridando e facendo facce bruttissime. Ma erano tipi anche divertenti, alle volte.

Non così era invece per Piromallo...quando in giro c'era il "ciao" blu con sopra il Piromallo io mi defilavo. Si narrava che avesse sempre con se un coltello e che non vedesse l'ora di usarlo. Aveva un ghigno demoniaco sotto angelici capelli biondi e occhi azzurri...davvero un tipo pericoloso dalla fama inquietante. Ma Piromallo si incontrava raramente, faceva sempre fuga

e quindi chi andava a scuola non lo incontrava mai.

La fase più pericolosa era il ritorno da scuola, trecento metri di tragicomico terrore, in cui i carnefici erano i suddetti deamicisiani personaggi e le vittime eravamo io, il mio fido amico Daniele, il nostro contemporaneo Marchino e in minor misura il mitico Giovanni, che essendo affiliato ad un'altro gruppo della tifoseria del Bologna, i Total Chaos o qualcosa del genere, veniva maggiormente rispettato. Quel giorno di giugno la scuola volgeva al termine, e i giocosi Nociforo e Maver non vedevano l'ora di festeggiare menando le mani. Così dopo uno scappellotto di qua e uno scappellotto di là se la presero con il berretto nuovo fiammante di Marchino. Non avevano tutti i torti, era un berretto rosso con paraorecchi, che sotto il sole di giugno era a dir poco fuori luogo. Glielo sottrassero direttamente dalla testa ed iniziarono a lanciarselo. Un classico: i due bulli ai lati e il poveraccio pateticamente saltellante in mezzo. Ad un certo punto Nociforo decide di finirla con quello stupido gioco, e lancia il berretto dentro al cassone di un camion, parcheggiato praticamente sotto casa mia. Era un camioncino semichiuso, col cassone di tela, il classico autocarro. Alè...addio berretto. In teoria era possibile infilarsi di nascosto dentro al camion e recuperare il maltolto, ma non era cosa per il timido Marchino.

Mi dimentico presto del berretto del poveraccio, anche perchè quella sera attendevo in regalo per l’imminente compleanno il drive da 5''1/4 per il Commodore 64. Così la mia mente era altrove: mangiata in fretta la torta e scartato il mio regalo nella fresca e profumata sera di giugno procedo a collegarlo al buon vecchio C64. Cacchio...non funzionava un accidente, dei due dischetti che avevo (il mitico Roadwar 2000 e un demo compreso nella confezione dell’hard disk) non ne leggeva uno. Così provo e riprovo per almeno un ora. Accendi, spegni, infila il dischetto, sfila il dischetto...niente...disperazione! Ed infatti era difettoso e all’indomani me lo cambiarono al negozio. Ma mentre son lì che armeggio disperato sul mio inerme giocattolo nuovo ad un tratto sento una gran puzza di plastica bruciata. Cacchio! penso...si sta rompendo tutto! Una puzza insostenibile. Mi rendo presto conto però che il mio drive non centra...il puzzo veniva da fuori...mi affaccio alla finestra e cosa vedo? il camion con dentro il berretto di Marchino completamente avvolto dalle fiamme! Quale triste fine per il berretto di Marchino! Che peccato...era un così bel berretto rosso, nuovo fiammante.




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13 gennaio 2006

Gioco delle 5 stranezze del coinquilino

Come come? Cosa devo scrivere? 5 ossessioni e 5 buone abitudini. La autopsicoanalisi non è mai stata il mio forte ma vedrò di concentrarmi....

5 Ossessioni 

1 - devo vedere blob tutte le sere, ma non ci riesco quasi mai perchè per un motivo o per l'altro tutti si mettono sempre d'accordo per far sì che io non riesca a vedere blob

2 - a volte sono pervaso da "jingle": parto col canticchiare una musichetta e continuo a ripeterla fino alla mia stessa nausea.

3 - quando sono concentrato mi gratto la testa, è un'ossessione inconscia: quella di avere sempre la testa grattata quando sono concentrato.

4 - devo avere mille libri sul comodino e leggere sempre qualche riga prima di dormire.

5 - sono convinto che se riesco ad immaginarmi in maniera assolutamente realistica una cosa che voglio che non succeda questa non succederà.

Ed ecco invece ora 6 delle mie innumerevoli buone abitudini (l'ultima è omaggio):

1 - vado a lavorare in bicicletta per non inquinare (e soprattutto per non dover pagare il parcheggio)

2 - pulisco sempre ben bene il lavandino dopo essermi lavato i denti

3 - mi pulisco le scarpe sullo stuoino prima di entrare in qualsiasi posto in cui ci sia uno stuoino sulla soglia

4 - non dico quasi mai parolacce ed assolutamente mai bestemmie pur non essendo sant'uomo di chiesa.

5 - non indosso mai berretti, soprattutto quelli brutti. 

6 (bonus) - interrompo sempre le catene di email,  quindi non passerò la palla ad altre 5 personalità.  




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13 novembre 2005



Chiquita Teresa

Quarta (ed ultima) Puntata

Pablo Ramon, minacciato prima dallo sgherro vestito di jeans dei narcos e allo stesso tempo osservato a distanza dalle squadre speciali della polizia si arrovella per uscire dai guai: mettere al sicuro la sua pellaccia, i suoi soldi e, perché no, conquistare anche l’amore di Chiquita, in barba a tutti i suoi amici che si stanno accapigliando. Nascosto a casa della sorella medita di sfruttare Esteban. Dopo aver trovato il numero di telefono della casa popolare in cui questi, dopo il tracollo famigliare, è costretto a vivere, fa scattare la trappola. Racconta ad Esteban di essere in un vicolo cieco a causa della sua eccessiva generosità, braccato dai narcotrafficanti e dall’organizzazione che ha rapito Chiquita. Confidando sull’ingenuità di Esteban esagera notevolmente i guai in cui si trova, e lo convince a raggiungerlo immediatamente a casa della sorella.

 

Nel frattempo una misteriosa mano guantata compone un numero di telefono; all’altro capo del filo un altrettanto losco individuo, colto in un momento di intimità fisiologica. Sono i misteriosi rapitori senza volto di Chiquita: Zé Bahiano e Zeca Pagodinho. Si evince dalla conversazione apparentemente sconclusionata, che Chiquita è tenuta prigioiera in cantina, e che è destinata a diventare la donna del boss di una potentissima organizzazione. Se non dovesse essere sufficientemente capace in quel ruolo servirà da sollazzo per gli altri uomini del clan, prima di essere buttata sulla strada insieme alle altre.

 

La rete pian piano si chiude sugli sgangherati protagonisti. Mentre Eusebio e Paco Florente pregustano il lauto guadagno del loro stupefacente commercio irrompe Anselmo, entrando ovviamente dal solito posto, tutto trafelato e in affanno: la trappola organizzata da Giorgiao ed Esteban è scattata! Il carico è stato intercettato dall’antidroga, avvertita dai due, e il corrotto capo della polizia municipale Eugenio non ha potuto nulla davanti all’evidenza, ma ha fatto esattamente come aveva promesso, ovvero “si è tenuto in disparte”.


Eusebio non vuole credere alle parole di Anselmo, e sul momento lo aggredisce sospettando che la storia del sequestro della merce se la sia inventata e abbia invece tenuto i guadagni per se. Ma convinto da Paco della sua lealtà si calma. I tre meditano di andare ognuno per la sua strada, e allontanarsi dal Brasile e dedicarsi alle proprie attività altrove per un po’, finchè le acque non si sono calmate. Ma Eusebio non risparmia frecciate ad Anselmo, che non gli è mai andato a genio: “ Tu non hai un’attività. Tu sei un disgraziato!” non manca di ricordargli. 

 

In una paradisiaca baia a ridosso del Pan di Zucchero il mandante del rapimento mostra i suoi possedimenti ad uno dei suoi tirapiedi, mentre Esteban si reca nella dimora della sorella di Pablo  con la speranza di ottenere da lui un prestito a un buon tasso di interesse in cambio del suo conforto. Giorgiao, dopo essere diventato il più potente narcotrafficante della città ha infatti escluso il giovane caduto in disgrazia dal giro, perchè non abbastanza potente e astuto da approfittare della sua alleanza. I due hanno però un dialogo distante, Pablo si accorge subito che il ragazzo ha bisogno disperato di soldi e lui per contro ha molto denaro sporco da riciclare. Così cerca di convincere Esteban ad accettare un prestito con un conveniente tasso del 30%. Disperato e in rovina non può che accettare.

 

 Il gioco sporco di  Pablo ha eliminato uno ad uno gli avversari. Ora è libero di giocare da solo la sua partita per liberare Chiquita ed assicurarsi il suo amore incondizionato. Il suo sogghigno lascia intendere che ha un piano ben preciso in mente. Sarà sufficiente per sottrarre Teresa dalle grinfie della potentissima mafia brasiliana? I suoi avversari sono davvero fuori gioco? L’operato sotterraneo dell’usuraio si rivelerà davvero vincente? E Ivaninho? Sembra innocuo, ma sarà davvero così? Ma, soprattutto, Chiquita vuole davvero essere liberata o sta meglio dov'è?

 

"I protagonistas principal di Chiquita Teresa bevono Xica da Silva. Il protagonista beve, tu bevi, tu sei protagonista! Bevi Xica! La cachaça del profundo du Brazil!"




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25 ottobre 2005

Xica da Silva - Lo sponsor di Chiquita Teresa



Come in ogni telenovela che si rispetti: ecco la pubblicità DOC!




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30 gennaio 2005



Chiquita Teresa

Terza Puntata

Ivaninho ed Eusebio stendono un piano accurato per importare la cocaina in paese, e decidono di trasferire la droga, in arrivo dalla Colombia via fiume, su un camion e farla entrare in città con la complicità di Anselmo. Mentre discutono di questi dettagli Anselmo entra “dal solito posto”. Con aria tranquilla racconta di non essere stato visto da nessuno mentre si recava lì, a parte un vecchio boliviano, che ora è “steso lontano da qui, col sangue alla gola”.

Anselmo porta con se un campione della droga e Ivaninho si accinge ad assaggiarne la qualità. Eusebio, ad occhio, stima che si tratti di cocaina quasi pura, tagliata al 97%, ed Ivaninho dopo una sniffata conferma la stima del sua compare. Soddisfatti della qualità della roba discutono dei dettagli del trasporto e delle rispettive quote di guadagno. Eusebio teme però che Esteban possa venire a conoscenza di qualcosa, visto che ultimamente sta ficcando il naso tra i loro affari molto a fondo, così valutano se metterlo a tacere con le buone, promettendo una quota anche a lui o se piuttosto metterlo a tacere per sempre.

Le loro paure sono tuttaltro che infondate, infatti Esteban, meno ingenuo di quello che vuol dare a intendere, ha nasato perfettamente cosa stanno architettando Eusebio e Paco, e si rivolge ad un altro losco personaggio, Giorgiao, che detiene il potere sull’altra metà del mercato della droga di Rio. Entrando in società con lui Esteban spera di riconquistare un importante potere economico, che gli possa garantire il denaro necessario per liberare Chiquita, sbaragliando gli avversari.  I due si incontrano in un desolato casolare ai confini colla foresta vergine, e meditano di spifferare tutto alla polizia, in modo da bloccare il turpe traffico degli altri a vantaggio del loro. Anche la cosca di Giorgiao ha in ballo una bella partita di eroina, già stivata in deposito e pronta per essere messa sul mercato locale, così coglie al balzo l’occasione offertagli da Esteban per liberarsi della concorrenza.

Nello mentre, però, in un casolare molto simile al primo, situato sempre ai bordi della foresta vergine ma da un’altra parte, Eusebio incontra il potente ma compiacente Eugenio, capo della polizia, e lo convince a chiudere un occhio su ciò che avverrà nei vicoli dietro alla stazione l’indomani, ovvero sullo scambio di cocaina e denaro. Lo sbirro acconsente, confermando all’amico che si terrà nell’ombra, pronto a fermare i suoi uomini se dovessero dimostrarsi troppo intraprendenti.

Unica anima candida di tutta la faccenda, Ivaninho, si reca da Don Perignao per manifestargli la sua preoccupazione sullo stato psico-fisico di suo figlio Esteban. Recentemente l’ha visto alquanto strano a causa della scomparsa di Chiquita, e teme che la depressione possa portarlo ad agire in maniera inconsulta. Il padre, allarmato nonostante l’apparente calma, convince Ivaninho a domandare a suo fratello Paco, che ultimamente sembra avere giocato un ruolo importante su Esteban, se per caso non abbia notizie più precise sulla questione Entrambi sono all’oscuro che proprio lui è una delle cause del malumore del giovine.

L’indomani Eusebio si occupa del pagamento dello sgherro che si è occupato del trasporto della coca. Con lui c’è il candido Pablo Ramon, attirato dalla prospettiva di un lauto e sicuro guadagno, che agisce come mero intermediario tra il losco Eusebio e il malvivente Joe Vaninho. Viene consegnata una misteriosa valigetta, ma il malfattore non è soddisfatto del ricavato e promette  minacciosamente vendetta!

Pablo rientra in macchina ed avverte Eusebio, nascosto sui sedili posteriori, delle minaccie a lui rivolte dallo sgherro Joe Vaninho. Tutto questo è osservato dalla distanza da un misterioso sbirro in unifome da combattimento: è un uomo dell’esercito, messo in guardia da Esteban. Quel binocolo dietro le frasche non promette niente di buono!!!… 




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3 gennaio 2005



Chiquita Teresa

Questa volta non è un racconto inventato là per là…questa volta è vera fiction!

 E’ presumibile che questa cosa interessi solo a chi l’ha vissuta…

Per tutti gli altri, non fateci caso!

Seconda Puntata

Esteban, in un momento di sconforto dovuto all’incertezza sulla sorte della amata Chiquita, si dispera e piange amare lacrime impotenti. Viene consolato amorevolmente dal padre, il fazendero Don Perinhao (Brunito Diolente Sr.), il quale, nonostante i problemi finanziari, cerca di rinfondere la gioia di vivere nel figlio disperato, ricordandogli che al mondo ci sono tante altre ragazze come lei. Ma Estaban, che ha lasciato per Chiquita la facoltosa Donna Luisiana non riesce proprio a far finta di niente: lei lo ha tradito con un bifolco, deve assolutamente ritrovarla e riconquistarla. Alla fine Esteban si finge confortato, ma in fondo resta deciso a continuare la ricerca di Chiquita.

Nel frattempo anche Eusebio, che in compagnia degli amici-rivali si mostra sempre come il più disinteressato, è disperato, e piange nella sua intimità mentre cerca di rilassarsi con un bel massaggio. Quella stessa sera Esteban si reca nella sua casa in città, ma più di una sorpresa lo attende! Tutte le stanze sono vuote, e le pareti sono spoglie! Il fisco gli ha pignorato tutti i mobili e i preziosi quadri, a causa del fallimento dell’attività del padre. Non ha nemmeno il tempo di riprendersi dall’accaduto che, mentre ancora si dispera delle ripetute disgrazie, una figura alta e imponente si avvicina minacciandolo con un nodoso bastone. Il remissivo Esteban chiede pateticamente pietà, ma viene comunque pestato a sangue. Nessuno accorre alle sue strazianti richieste di aiuto.

Apparentemente però era solo un avvertimento, infatti Esteban, ancorchè malmesso, sopravvive all’aggressione e alcuni giorni dopo si reca caparbiamente e coraggiosamente da Paco Florente per avere notizie più precise di Chiquita, e anche per capire chi possa avergli teso l’agguato. Un Paco Florente dall’aria effettivamente più florente accoglie il malconcio Esteban, ma sotto questa facciata sorridente nasconde forse cupi pensieri? Perchè è così gentile? Perchè è così curioso di sapere se Esteban  ha riconosciuto il suo aggressore? Perchè è così prodigo di notizie su Chiquita?

Paco racconta ad Esteban che i suoi informatori hanno scoperto che Chiquita Teresa è tenuta nascosta da un potente gangster all’interno del Night Club che serve come copertura per i suoi indicibili affari. Non è trattata come una  prigioniera e all’interno del locale può muoversi liberamente, solo non le è permesso di uscire. Paco Florente propone a Esteban di farla liberare da alcuni amici suoi, pronti a tutto, che però costano molto cari: un milione di Cruzeiros. Intanto suona il telefono, e Paco si assenta per rispondere mentre Esteban resta a meditare sulle informazioni ottenute: ormai è nullatenente e sa benissimo che nessuno dei suoi amici dispone del denaro sufficiente a pagare gli scagnozzi, a parte ovviamente Pablo Ramon, che è uno dei peggiori strozzini del paese, e non fa sconti nemmeno agli amici. La situazione è disperata, ma chiedere un prestito a Pablo Ramon equivarrebbe ad indebitarsi a vita!


Al telefono Paco e Eusebio si accordano per vedersi l’indomani e organizzare con tranquillità i loro traffici. Con Eusebio c’è il pericoloso e misterioso Anselmo, e Paco coglie l’occasione per coinvolgere anche lui, avanzo di galera, nel redditizio affare che stanno meditando. Il malconcio Esteban se ne va, e la mattina dopo, puntuale, Eusebio raggiunge il socio e si parla di affari: un carico di cocaina purissima, trafugata dalla Colombia attraverso la foresta, deve essere fatto entrare in città. Paco Florente si accontenta di un onesto 30% del ricavato per agevolare le operazioni di smercio in città, mentre Eusebio con il fidato Anselmo si occuperanno del trasporto. I due uomini si pregustano un lauto guadagno di 5 milioni di cruzeiros. Prima di andarsene, con un colpo di scena, Eusebio confessa a Paco Florente di essere stato lui a pestare Esteban!




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31 dicembre 2004



Chiquita Teresa

 

Questa volta non è un racconto inventato là per là…questa volta è vera fiction!

 E’ presumibile che questa cosa interessi solo a chi l’ha vissuta…

Per tutti gli altri, non fateci caso!

 

Sta finendo l’inverno del 1992, e in una fredda e ancora grigia domenica pomeriggio, nell’attesa dei risultati finali delle partite e di  “novantesimo minuto” con la sua memorabile sigla,  nasce “Chiquita Teresa”. Penserete certo che per un tale capolavoro di fama mondiale sia stata necessaria una lunga e ragionata stesura della sceneggiatura e del copione, ma vi sbagliate. Non c’era copione, non c’era sceneggiatura, non c’era una storia e non c’erano soprattutto attrici. Solo un manipolo di scalzacani con un’idea originalissima: fare una vera telenovela Brasiliana, con tutte le carte in regola, ma senza personaggi femminili! Solo la bellissima, eterea, desiderata da tutti Chiquita Teresa (impersonata, come si legge nella sigla finale, dalla fantomatica Estella Moros), nucleo centrale della trama, ma mai veramente presente nella serie. Di lei se ne sente contunuamente parlare, ma non si vede mai. Uniche eccezioni sono costituite dal quadro che appare nella sigla e che presumibilmente la ritrae di spalle. Oltre a questo solo un poster della pop star Madonna appeso alle pareti della camera da letto della sorella di uno dei personaggi, e le gambe di questa, che si intravedono per alcuni secondi, sono gli unici elementi femminei. Strana telenovela Chiquita Teresa! 


 

A distanza di 13 anni penso sia arrivata l’ora di rispolverare questa serie meravigliosa, che ci ha tenuti incollati al teleschermo un anno intero! Purtroppo la concorrenza nel mondo delle telenovelas è spietata, così questa non è mai decollata in Italia ed è rimasta nei cuori solo di coloro che l’hanno realizzata, un vero peccato, credetemi!



Una nota particolare la merita la colonna sonora, costituita per lo più da purissima musica brasiliana d’autore: da Caetano Veloso a Gilberto Gil, da A.C.Jobim a Joao Bosco. Splendida. Nella versione per il pubblico europeo è stata però utilizzata come sigla iniziale delle prime puntate la struggente “A Foreign Place”, dei Japan, cantata dalla voce calda e suadente di David Sylvian. Ma veniamo alla storia…che parte lentamente…

 

Prima Puntata

Rio de Janeiro, Janeiro 1992. La bella e disinibita Chiquita, segretamente desiderata da tutti gli uomini del quartiere, scompare improvvisamente senza lasciare traccia. Attorno ad un tavolo si incontrano per cercare di risolvere il mistero quattro baldi giovani, che non si vedono di buon occhio per svariati motivi che piano piano vengono a galla, con l’avanzare della storia. La loro rivalità è solo apparentemente messa da parte, mentre si cerca una soluzione al mistero della scomparsa. Sono il losco commerciante, per non dire trafficante, Eusebio (Estevan Dos Espostao), il giramondo Ivaninho (Ivan Fuginhao), che, probabilmente vittima del Jet Lag non ricorda di aver lasciato la spagna e di essere rincasato in Brasile, il diplomatico strozzino Pablo Ramon (Gabriel Dal Bonitos), preoccupato dall’aria di rivoluzione che si respira in città, e il rampollo di un potente fazendero in declino, Esteban (Marcus Diolente Jr.), il quale in passato ha avuto un appassionato flirt con Chiquita, che non riesce proprio a dimenticare.


I quattro giovani, parlando del più e del meno, bevendo cachaça aromatizzata allo zenzero e fumando sigari, cercano di trarre gli uni dagli altri importanti informazioni. Notizie contrastanti vengono subito al pettine: Chiquita sembra che sia stata vista in un locale equivoco, in compagnia di un uomo di colore dalle virtù nascoste: tra tutte le virtù la più indecente. Esteban e Eusebio, parenti alla lontana, non perdono occasione per insultarsi e spintonarsi, e non riescono a nascondere il profondo odio che si portano dentro.

Le notizie in loro possesso sono però piuttosto confuse e contradittorie, quindi decidono di recarsi tutti dal fratello di Ivaninho, Paco Florente, un poco raccomandabile personaggio che sembra saperla lunga, il quale  li accoglie nella sua abitazione non senza una certa riluttanza. Un cappello molto trendy, un paio di occhiali scuri a montatura rotonda, un vistoso orecchino da tamarro e un lungo impermeabile rendono il già losco individuo ancora più inquietante. Si vede che Esteban e Pablo Ramon non sono a loro agio, mentre più disinvolto appare Eusebio, che tradisce un certo legame con il criminoso Paco, e perché questo non appaia troppo evidente entra in scena solo per scambiare un paio di battute, avanzando la classica scusa della macchina in doppia fila per svignarsela al più presto. Ciononostante si capisce subito che i due se la intendono, e sono della stessa pasta. Significativo a riguardo è il breve dialogo tra Eusebio e Paco che riporto.

Eusebio, con aria ammiccante: “Ricordati, Paco, i veri amici sono sempre quelli che non vedi mai!”

“E’vero, sono quelli che nel momento del bisogno…”

“Sempre!”

“Sempre. Invece quelli che vengono qui tutti i giorni a leccarti i piedi…” –indicando Esteban  e Pablo Ramon – “pfui!”

 

Paco Florente sembra saperla lunga, e sembra anche voler rassicurare gli altri sul destino di Chiquita, specificando che la sua storia con l’uomo di colore dalle nascoste virtù è finita. Ma che non sia solo un modo per liberarsi dei due rompiscatole e guadagnare tempo?

Stanco della conversazione il padrone di casa si congeda dai sui ospiti, che non sembrano però troppo dell’idea di volersene andare. Ma sembra proprio che Paco abbia da fare, e così tutti si alzano e dopo alcuni minuti di sforzate e interminabili strette di mano se ne vanno.

 




permalink | inviato da il 31/12/2004 alle 19:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


30 dicembre 2004

Non disperate....

Amici VideoGiuocatori...non disperate...con l'anno nuovo tornerò ad occuparmi anche di voi...ed entrerò finalmente nell'era moderna! Preparatevi...

 

 




permalink | inviato da il 30/12/2004 alle 23:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

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